SALERNO. Omicidio Vassallo. Pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione aveva annullato nuovamente, il 17 dicembre scorso (leggi quì), l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno che aveva confermato la presenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo (nella foto), indagato per l’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso nel 2010. Il procedimento torna quindi, per la seconda volta, davanti al Riesame, che dovrà pronunciarsi di nuovo ma in diversa composizione.
Chiaro il messaggio della Suprema Corte: le accuse, allo stato, non sono sorrette da un impianto probatorio solido e coerente. Secondo gli Ermellini, il Tribunale non ha rispettato il vincolo imposto dalla precedente sentenza di annullamento, riproponendo valutazioni già giudicate insufficienti. In particolare, i giudici contestano la gestione delle dichiarazioni del collaboratore Romolo Ridosso, ritenute contraddittorie, mutevoli nel tempo e prive di adeguati riscontri esterni individualizzanti. La Cassazione sottolinea che, pur potendo una chiamata in correità fondare una misura cautelare, ciò è possibile solo se accompagnata da elementi oggettivi capaci di collegare in modo concreto l’indagato al reato. Nel caso di Cagnazzo, tali riscontri mancano.
Le dichiarazioni di D’Atri non reggono - Particolarmente critica è anche la valutazione delle dichiarazioni di Eugenio D’Atri, che l’accusa aveva utilizzato come riscontro alle parole di Ridosso. La Corte chiarisce che tali dichiarazioni non sono autonome, ma derivano dallo stesso Ridosso e risultano, per di più, in contrasto su punti essenziali, come i presunti responsabili dell’omicidio e il movente. Di conseguenza, non possono essere considerate un valido riscontro esterno.
Movente e presunto depistaggio: ricostruzione debole - Anche il movente dell’omicidio, inizialmente individuato nel contrasto di Vassallo al traffico di droga, appare indebolito dalle ultime versioni dello stesso Ridosso, che ha ricondotto la vicenda a interessi economici legati a concessioni e licenze comunali, senza un chiaro coinvolgimento di Cagnazzo. Quanto al presunto depistaggio delle indagini, la Cassazione evidenzia che il Tribunale non ha chiarito se l’eventuale intervento successivo di Cagnazzo fosse frutto di un accordo preventivo (idoneo a configurare il concorso nell’omicidio) o, al più, di un comportamento successivo al fatto, eventualmente rilevante solo come favoreggiamento.
La Cassazione ha quindi annullato l’ordinanza impugnata, disponendo il rinvio al Tribunale del Riesame di Salerno, che dovrà riesaminare l’intero quadro indiziario attenendosi ai principi di diritto indicati. La decisione ha rilievo anche in prospettiva di una possibile futura richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, dal momento che viene messa in discussione la stessa sussistenza dei gravi indizi alla base della misura cautelare.