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Transizione ecologica, De Rosa: "Una gara di annunci che spegne le fabbriche"
Comunicato Stampa
13 febbraio 2026 09:06
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SALERNO. “Europa, la transizione che spegne le fabbriche. Il taglio del 90% al 2040 e il conto che paga la manifattura”: lo dichiara il cav. Domenico De Rosa in un'ampia intervista sul tema che proponiamo, integralmente, di seguito.

Cavaliere De Rosa, il Parlamento europeo ha approvato l’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040. È una svolta concreta o un messaggio politico? "È soprattutto un messaggio. E il problema è quando i messaggi diventano vincoli industriali senza un percorso credibile. Se trasformiamo la transizione in una gara di annunci, finiamo per comprimere investimenti e produzione. Il pianeta non si raffredda con gli slogan. Si raffredda con tecnologia, energia accessibile, filiere robuste e tempi compatibili con la realtà economica".

Lei sostiene che così non si salva il clima. Perché? "Perché l’Europa, da sola, non può compensare le scelte del resto del mondo. Se noi aumentiamo i costi di produzione e spingiamo le imprese a delocalizzare, le emissioni non spariscono. Si spostano. È un trasferimento di CO2, non una riduzione globale. E nel frattempo perdiamo lavoro, competenze, capacità strategica".

Il punto più contestato dalle imprese resta il costo regolatorio. Quanto pesano strumenti come Ets e Cbam? "Pesano perché introducono un differenziale competitivo. L’Ets, in teoria, è un mercato che premia chi riduce. In pratica, per molti settori energivori, è una tassa che diventa strutturale. Il Cbam nasce per correggere la concorrenza di chi non paga la CO2, ma è complesso e rischia di diventare un labirinto amministrativo. Le imprese chiedono semplicità, non nuove complicazioni".

Dall’incontro informale tra Italia e Germania è uscita la richiesta di una revisione rapida di Ets e Cbam. È un cambio di rotta vero? "È un segnale politico serio. Se i due grandi motori manifatturieri d’Europa dicono che così non regge, significa che il tema non è più da convegno, è da fabbrica. Vuol dire riconoscere che la competitività europea non può essere un effetto collaterale. Deve diventare la priorità".

In molti rispondono che senza obiettivi vincolanti l’industria non cambierà mai. Cosa replica? "Gli obiettivi servono, ma devono essere realistici e sequenziali. Prima metti in condizione il sistema industriale di innovare, poi stringi i target. Se fai il contrario, crei solo paura e rinvio degli investimenti. Il cambiamento non avviene sotto minaccia, avviene quando l’innovazione conviene davvero".

Il rischio è quello che viene chiamato carbon leakage, cioè produzione che scappa dove le regole sono meno severe? "Esatto. E non è un’ipotesi teorica. È un meccanismo economico. Se l’energia in Europa costa di più, se la burocrazia pesa di più, se la tassazione implicita è più alta, gli impianti migrano. L’Europa si impoverisce, il pianeta non guadagna. Questo è il grande controsenso".

I governi intervengono con misure come il decreto bollette. Può essere una risposta? "È un cerotto. Può aiutare nel breve, ma non cambia la struttura del problema. Se i prezzi energetici migliorano è spesso per dinamiche internazionali, non perché abbiamo risolto la questione. Servono scelte industriali e infrastrutturali, accordi di approvvigionamento, capacità di produrre energia a costi competitivi. Senza questo, ogni aiuto è temporaneo".

Qual è, allora, il punto che l’Europa non vuole vedere? "Che la transizione è una politica industriale, non un esercizio morale. Se non garantisci energia, investimenti e tempi, trasformi la decarbonizzazione in deindustrializzazione. E quando perdi industria perdi anche la capacità di innovare. È una spirale".

Se dovesse indicare una sola linea di buon senso, quale sarebbe? "Sostituire l’ideologia con la tecnologia. Puntare su innovazione reale, neutralità tecnologica, semplificazione radicale e prezzi dell’energia competitivi. Altrimenti continueremo a costruire “specchi per le allodole”. Faremo solo più regole, ma non avremo più fabbriche. E il clima, a livello globale, non ringrazierà affatto". 



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