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Aeroporto di Salerno, De Rosa: "La vera sfida è la continuità, senza passeggeri le rotte non restano"
Comunicato Stampa
27 febbraio 2026 09:04
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SALERNO. Nuovi collegamenti e rilancio dello scalo aeroportuale di Pontecagnano, nel Salernitano. Ma per trasformare la ripartenza in sviluppo stabile servono numeri, fiducia e costanza. L’analisi del Cavaliere, Domenico De Rosa.

Cavaliere, negli anni scorsi lei ha espresso più volte preoccupazione per la cancellazione di tratte da parte degli operatori. Oggi che si parla di ripresa e nuove rotte, cosa la rende prudente? "Perché un aeroporto non vive di annunci ma di stabilità. In passato abbiamo visto aprire e chiudere collegamenti in tempi troppo brevi. Questo crea sfiducia nei passeggeri e negli operatori economici. Una struttura aeroportuale si regge sulla costanza e sulla progressiva implementazione delle linee. Se manca continuità, il sistema non si consolida".

Qual è il rischio quando una compagnia apre una rotta e poi la cancella dopo pochi mesi? "Il rischio è entrare in un circolo vizioso. Il passeggero si abitua a non fidarsi. Preferisce partire da altri scali più stabili. Le aziende non inseriscono quel collegamento nella pianificazione. E alla fine la compagnia registra numeri insufficienti e si ritira. Ogni cancellazione lascia un segno più profondo della precedente".

Oggi si parla di nuove destinazioni e di un ampliamento dell’offerta. È un segnale incoraggiante? "Sì, è un segnale positivo. Ma il punto non è quante rotte partono, è quante restano. La vera misura del successo sarà la tenuta nel tempo. Se tra dodici mesi quelle linee saranno ancora operative con frequenze stabili, allora potremo parlare di crescita strutturale".

Quali condizioni devono essere create affinché gli operatori siano incentivati a restare su Salerno? "Devono vedere passeggeri sufficienti e costanti. Nessuna compagnia vola per simbolo. Servono riempimenti adeguati, prenotazioni anticipate, domanda business e turistica solida. Per questo bisogna lavorare su accessibilità, promozione e integrazione con il territorio. Se il mercato risponde, l’operatore resta".

Quanto incide la facilità di accesso allo scalo nella scelta dei passeggeri? "Incide moltissimo. Un aeroporto funziona quando è semplice da raggiungere. Collegamenti stradali fluidi, intermodalità efficace, parcheggi, servizi. Se arrivare allo scalo è complicato, una parte della domanda si disperde e va altrove".

Dal punto di vista delle imprese, cosa cambia con uno scalo stabile e affidabile? "Cambia la produttività del tempo. Un imprenditore o un manager può programmare trasferte senza incertezza. Può contare su collegamenti regolari. Questo migliora competitività e attrattività del territorio anche per nuovi investimenti".

Cavaliere, sul turismo qual è il passaggio decisivo per evitare che le nuove rotte restino solo una stagione fortunata? "Il turismo si costruisce con prevedibilità. Se un mercato estero sa che una rotta esiste e continuerà a esistere, investe in promozione, inserisce la destinazione nei cataloghi, crea flussi costanti. Se teme che la tratta venga cancellata, sceglie alternative più sicure. La continuità è la base della fiducia".

Chi deve fare la propria parte, in questa fase? "Tutti. Lo scalo deve garantire efficienza e qualità del servizio. Le istituzioni devono lavorare su infrastrutture e promozione coordinata. Le imprese devono utilizzare lo scalo e contribuire a generare traffico. Il sistema turistico deve vendere il territorio come destinazione facilmente raggiungibile e non occasionale".

Se dovesse indicare un indicatore chiaro per capire se la ripartenza è diventata strutturale, quale sceglierebbe? "La stabilità delle frequenze e la permanenza degli operatori nel medio periodo. Se le rotte si consolidano e magari si ampliano senza arretramenti, significa che il territorio ha creato domanda sufficiente. Senza passeggeri non c’è sostenibilità. Con i numeri giusti, invece, lo scalo può crescere in modo definitivo".



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