CAPACCIO PAESTUM. Deroga europea sui conti pubblici: accolta, da Bruxelles, le richieste del Governo Meloni, che esulta per il risultato. Al riguardo, abbiamo chiesto un'opinione al cavaliere Domenico De Rosa.
"La decisione della Commissione Europea di concedere all’Italia una limitata flessibilità di bilancio per fronteggiare gli effetti della crisi energetica rappresenta un segnale politico certamente apprezzabile, ma risulta largamente insufficiente rispetto alla dimensione reale dell’emergenza che famiglie, imprese e sistema produttivo hanno dovuto affrontare negli ultimi anni - esordisce De Rosa - il Governo italiano aveva legittimamente richiesto margini straordinari per sostenere un tessuto economico messo sotto pressione da un aumento senza precedenti dei costi energetici. Una crisi che ha colpito in modo particolare l’industria manifatturiera, la logistica, l’autotrasporto e l’intero sistema produttivo nazionale, comprimendo competitività, investimenti e capacità occupazionale".
"Di fronte a una situazione eccezionale, sarebbe stato ragionevole attendersi una risposta europea altrettanto eccezionale. Invece, la misura concessa appare più come un intervento simbolico che come uno strumento realmente idoneo a sostenere la crescita e a compensare i danni economici subiti - continua il noto CEO del Gruppo Smet - l’Europa continua a riconoscere la gravità delle crisi soltanto sul piano teorico, senza però mettere in campo strumenti adeguati alla loro effettiva portata. Il risultato è che agli Stati membri vengono richiesti sacrifici enormi mentre le risorse autorizzate per affrontarli restano limitate e condizionate da vincoli che finiscono per ridurne l’efficacia".
"Se davvero si voleva sostenere l’economia reale, sarebbe stato necessario autorizzare una flessibilità ben più ampia, accompagnata da investimenti strategici destinati alla competitività industriale, alla sicurezza energetica, alle infrastrutture e alla tutela delle filiere produttive europee - conclude il cavaliere De Rosa - le imprese non hanno bisogno di deroghe marginali o di concessioni temporanee. Hanno bisogno di una visione economica che riconosca il valore della produzione, del lavoro e della competitività internazionale come elementi centrali della prosperità europea. Ancora una volta, si ha l’impressione che Bruxelles continui a misurare le emergenze con il metro della burocrazia mentre l’economia reale richiederebbe coraggio, rapidità e una capacità di intervento molto più ambiziosa".