Giudiziaria
LA SENTENZA
LA SENTENZA
Capaccio Paestum, patto Alfieri-Squecco: Cassazione motiva annullo con rinvio della misura cautelare per l'ex sindaco
Alfonso Stile
20 gennaio 2026 13:51
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CAPACCIO PAESTUM. Presunto scambio elettorale politico-mafioso, a Capaccio Paestum, in occasione delle Elezioni Amministrative 2019. Dopo aver accolto con rinvio il secondo ricorso sulle misure cautelari presentato dall’ex sindaco Franco Alfieri (come già anticipato in esclusiva da StileTV a fine novembre 2025 - leggi qui), i giudici della Prima Sezione Penale della Cassazione hanno reso note, oggi, le motivazioni di tale sentenza. 

Nello specifico, i legali dell’ex primo cittadino, gli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D'Alessandro, avevano chiesto la revoca degli arresti domiciliari, sostenendo che non vi fosse più il rischio di reiterazione del reato, in quanto: il presunto clan sarebbe stato disarticolato, fu Squecco a minacciare Alfieri e, soprattutto, il nuovo contesto politico-amministrativo nella città dei Templi, completamente cambiato con una nuova maggioranza, un nuovo sindaco e nessuna elezione imminente.

Il Riesame aveva respinto l’istanza, ma la Suprema Corte ha ritenuto insufficiente e contraddittoria la motivazione sul punto centrale, ovvero con chi, Alfieri, potrebbe oggi stringere eventuali nuovi accordi di tipo politico-mafioso. Secondo i giudici di legittimità, infatti, il Tribunale della libertà non ha chiarito quale sarebbe l’attuale referente criminale, né ha spiegato, in modo concreto e dettagliato, la presunta capacità di Alfieri di influenzare l’attuale Consiglio comunale. Le affermazioni sulla sua presunta rete di potere politico, infine, vengono giudicate generiche e prive di riscontri specifici. Dichiarate invece inammissibili le censure sul presunto inquinamento probatorio e assorbite quelle sulla possibilità di applicare una misura meno afflittiva.

Queste le ragioni dell’annullamento dell’ordinanza cautelare con rinvio degli atti al Tribunale di Salerno, chiamato a dover riesaminare la posizione di Alfieri motivando, in modo puntuale, se esistano ancora reali esigenze cautelari. Una decisione che non chiude il procedimento, restringe ancora Alfieri ai domiciliari ma segna un passaggio chiave in un’inchiesta che, secondo quanto ipotizzato dalla Procura di Salerno, intreccia politica, malaffare e gestione del potere locale. I giudici della Quinta Sezione Penale della Suprema Corte, invece, avevano rigettato il primo ricorso di Alfieri sulla revoca delle misure cautelari.



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