AGROPOLI. Imputazione coatta per omicidio colposo per tre sanitari coinvolti nel caso della morte di Giovanni Palma, commerciante di Agropoli deceduto all’inizio del 2023 in una clinica di Lucca, in Toscana, dopo un intervento chirurgico alla tiroide. Dopo tre richieste di archiviazione avanzate dalla Procura e una complessa attività difensiva che ha portato a conclusioni opposte, la gip Raffaella Poggi ha disposto che il pubblico ministero formuli entro dieci giorni l’imputazione coatta nei confronti dei medici coinvolti.
“Si tratta di un provvedimento raro ed eccezionale che incide su un ambito – l’esercizio dell’azione penale – che l’ordinamento attribuisce ordinariamente al pubblico ministero. Tuttavia, al di là degli aspetti tecnici, la scelta della Gip riconosce la fondatezza delle nostre contestazioni sulla gestione del rischio operatorio e sulla scelta di una struttura priva di terapia intensiva, a fronte di un intervento complesso e ad alto rischio” commenta l’avvocato Riccardo Ruocco, legale della famiglia del 76enne commerciante cilentano. Secondo quanto emerge dagli atti, vi sarebbe stata una sottovalutazione del rischio operatorio complessivo, con la decisione di effettuare l’intervento in una struttura sanitaria priva di un reparto di terapia intensiva, necessario per affrontare eventuali complicazioni che, in alcuni casi, possono derivare da questo tipo di operazione.
“Tale omissione di cautela, in fase organizzativa, - si legge nell’ordinanza della Gip - ha compromesso in modo causalmente determinante la possibilità per il Palma di essere adeguatamente soccorso laddove le conseguenze più gravi dell’intervento si sono manifestate”. Dalle relazioni dei consulenti del pubblico ministero, inoltre, non emergerebbero elementi tali da escludere che l’esito della vicenda avrebbe potuto essere diverso se il paziente fosse stato trasferito tempestivamente in un reparto di terapia intensiva. Un passaggio ritenuto di particolare rilievo anche alla luce di quanto evidenziato in un ulteriore punto dell’ordinanza, dove si sottolinea che “l’omissione della dovuta diligenza, prudenza e perizia nella valutazione del rischio oncologico in fase di preospedalizzazione nonché l’aver trascurato quanto indicato dalle linee guida in merito, rilevante rispetto alla scelta della struttura presso la quale eseguire l’intervento, abbia condizionato l’intero decorso clinico, comportando l’avvio del percorso chirurgico in una clinica non adeguata alla complessità dell’intervento previsto e priva di un reparto deputato al trattamento intensivo o subintensivo, quale eventualmente necessario in fase post-operatoria, con ciò costituendo causa determinate rispetto all’evento”.
"È un passaggio fondamentale perché le responsabilità possano essere accertate e perché alla memoria del caro Giovanni Palma e ai suoi familiari sia garantito il diritto alla verità e alla giustizia” conclude l’avvocato Ruocco".