SALERNO. Dalla guerra in Iran all’instabilità del Medio Oriente. Tra prezzi dell’energia in salita e divisioni politiche interne l’Unione Europea appare sempre più esposta e priva di una strategia comune. Abbiamo chiesto, al riguardo, l'opinione del cavaliere Domenico De Rosa (nella foto).
Cavaliere, la guerra in Iran e la crescente instabilità del Medio Oriente stanno già producendo effetti sui mercati energetici. Come legge questa nuova fase. "La prima cosa che colpisce è la fragilità strutturale dell’Europa. Noi siamo una grande area economica ma profondamente dipendente dall’energia importata. Basta una crisi nel Golfo Persico per produrre effetti immediati sui prezzi e sulle prospettive economiche del continente".
In questi giorni i mercati stanno già reagendo. Il petrolio è salito rapidamente e il gas europeo ha registrato aumenti molto significativi proprio a causa delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà nelle rotte energetiche... "Questo significa una cosa molto semplice. L’Europa non controlla una delle variabili fondamentali della propria economia".
Quindi, il vero tema non è solo geopolitico ma anche economico? "Esattamente. L’Europa è un continente industriale che dipende dall’energia importata. Quando il prezzo del petrolio o del gas sale, l’impatto non è astratto ma entra direttamente nei costi dell’industria, nei trasporti e nella competitività delle imprese".
Secondo alcune stime anche un aumento del 10% del prezzo di petrolio e gas può sottrarre circa lo 0,2 per cento di crescita al PIL dell’Eurozona e aumentare l’inflazione. "Questo rende l’Europa una delle aree economiche più esposte a ogni shock energetico globale".
Questa crisi energetica arriva dopo quella legata alla guerra in Ucraina. Che cosa significa per l’Europa? "Che il continente non ha ancora risolto la propria vulnerabilità energetica. Prima la crisi del gas russo, oggi la tensione nel Golfo Persico. Ogni volta il risultato è lo stesso. Prezzi più alti e maggiore incertezza per l’economia europea".
In queste settimane si stanno già vedendo i primi effetti. I prezzi del gas in Europa sono saliti anche del cinquanta per cento in pochi giorni mentre il petrolio ha registrato aumenti significativi a causa del rischio di interruzioni nelle rotte energetiche che attraversano lo Stretto di Hormuz. "Questo dimostra quanto sia fragile l’equilibrio energetico europeo".
Cavaliere, oltre alla fragilità energetica emerge anche una fragilità politica dell’Europa. "Assolutamente sì. L’Europa non solo è dipendente dall’energia esterna ma è anche politicamente frammentata. In un momento in cui servirebbe una posizione chiara e compatta, ogni Stato membro tende a muoversi in modo autonomo. Questo riduce la capacità dell’Unione Europea di essere un attore geopolitico credibile. E quando il sistema internazionale diventa instabile questa debolezza diventa ancora più evidente".
Negli ultimi giorni ha fatto discutere anche la posizione della Spagna, che ha assunto toni molto critici nei confronti degli Stati Uniti. "La Spagna è un grande Paese europeo e un alleato storico dell’Occidente. Tuttavia in una fase così delicata credo che sarebbe opportuno evitare posizioni che rischiano di trasformare la politica internazionale in uno strumento di consenso interno. Quando la relazione transatlantica diventa terreno di propaganda politica si indebolisce non solo il rapporto con gli Stati Uniti ma anche la credibilità complessiva dell’Europa".
Cavaliere, quindi l’Europa oggi appare più vulnerabile di quanto spesso si pensi... "Direi di sì. L’Europa è una grande potenza economica ma in questo momento appare fragile sotto tre profili. Fragile sul piano energetico perché dipende dalle importazioni. Fragile sul piano geopolitico perché non ha una politica estera realmente unitaria. Fragile sul piano strategico perché spesso reagisce agli eventi invece di anticiparli. E quando il mondo entra in una fase di instabilità come quella che stiamo vivendo queste fragilità emergono con grande evidenza".