CILENTO. Uccise ladro in casa a fucilate occultandone il cadavere, ferendo anche un complice: riconosciuta la legittima difesa per Aurelio Valiante, l’imprenditore edile cilentano vittima di un furto, nella sua villa di Centola, la notte del 22 giugno del 2025. Una vicenda che fece scalpore, in quanto tra l’uomo ed i malviventi s’innescò un conflitto a fuoco finito in tragedia, ovvero con la morte del 26enne albanese Rivaldo Rusi, dopo che Valiante li sorprese a rubare in casa.
La Procura di Vallo della Lucania, infatti, ha chiesto l’archiviazione per il 59enne, indagato per omicidio e tentato omicidio (il reato di occultamento di cadavere, invece, è stato stralciato in un procedimento a parte), indicando lo stesso Valiante (difeso dall’avv. Antonello Natale) come parte offesa nel procedimento penale a carico di Xhuljan Curti, il 29enne pregiudicato albanese che rimase ferito nella sparatoria e fu ricoverato, d’urgenza, presso l’ospedale ‘San Luca’ di Vallo della Lucania.
Lo si evince dall'odierna sentenza di primo grado, a firma del giudice Domenico Valerio Ragucci, con la quale Xhuljan Curti è stato condannato a 5 anni e 2 mesi di reclusione per rapina aggravata, emessa in serata al termine della camera di consiglio durata quasi 3 ore tenutasi presso il Tribunale di Vallo della Lucania (Sa), a seguito della fissazione del procedimento, con giudizio abbreviato, emesso dal gip il 19 gennaio scorso.
Insieme a Curti e al cugino Rusi, ucciso da Valiante con un colpo di fucile tra schiena e gluteo, prese parte al furto anche un terzo complice, mai identificato. Curti resta dunque rinchiuso nel carcere di Poggioreale, a Napoli, dove fu ristretto subito dopo la guarigione: i legali hanno preannunciato ricorso in Appello. Al 29enne inflitta anche una sanzione di 2.200 euro e una provvisionale di 2.000 euro quale risarcimento alla parte offesa.
Il pubblico ministero, all’esito delle indagini preliminari, ha individuato come persona offesa anche il 73enne Ugo Fiorente, proprietario della villa dove la banda albanese tentò di rubare, fallendo, prima di puntare quella di Aurelio Valiante, che, quella tragica notte, non solo ferì gravemente Curti, ma uccise il cugino che partecipò al furto, il 26enne albanese Rivaldo Rusi, occultandone poi il cadavere, sotterrato in un podere. Dopo tre giorni crollò confessando tutto in Procura, spiegando distrutto in lacrime di aver agito solo per difendersi, in risposta ai colpi di pistola esplosi da Rusi nel darsi alla fuga. Pistola rubata poco prima, con denaro e gioielli, proprio dalla cassaforte di casa Valiante e da lui detenuta legalmente.
LA DETTAGLIATA RICOSTRUZIONE FORNITA DALLA PROCURA CILENTANA - I militari della Compagnia Carabinieri di Sapri, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, diretta dal procuratore capo Francesco Rotondo, diedero esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del locale Tribunale, nei confronti di Xhuljan Curti, indagato per i reati di tentato furto, rapina e porto d’arma comune da sparo, posti in essere insieme ad altri due complici in Foria di Centola (Sa) la notte del 22 giugno del 2025.
I militari intervennero presso la villa di Valiante dopo che la moglie aveva riferito del ferimento, con un colpo di arma da fuoco, di un soggetto, poi identificato nel 26enne albanese Rivaldo Rusi, che stava compiendo un furto all’interno dell’abitazione. In ragione delle sue gravi condizioni di salute, Curti fu trasportato prima all’ospedale di Vallo della Lucania e poi presso un nosocomio di Napoli.
Valiante, che aveva esploso il colpo di fucile, riferì di avere sentito dei rumori sospetti e di essere uscito nel cortile di casa, imbracciando un fucile, specificando di aver visto un primo soggetto fuggire dalla finestra della sua camera da letto, capendo che si trattava dell’autore di un furto. Subito dopo, altri due soggetti si erano catapultati fuori dalla finestra.
Dopo che il proprietario dell’abitazione aveva intimato ai tre di fermarsi, il primo fuggiasco esplose più colpi di pistola al suo indirizzo per cui, temendo per la propria incolumità, rispose con un colpo di fucile, ferendo uno degli altri due ladri.
Valiante spiegò che, nella cassaforte della sua abitazione aperta dagli autori del furto, vi era custodita anche una pistola carica, quella poi usata dal fuggitivo per sparare. Dalle indagini emergeva che un furto era stato tentato anche nell’abitazione posta di fronte alla casa.
Il pomeriggio del 23 giugno, si presentava presso i Carabinieri di Sapri una donna, la quale riferiva di avere ricevuto una telefonata nel corso della quale le veniva detto che il marito era stato ferito e si trovava presso l’ospedale di Vallo della Lucania. Giunta notte tempo presso tale nosocomio, le veniva mostrata una fotografia del ferito, che la donna riconosceva come un cugino del marito, che provava più volte a contattare sul cellullare senza ricevere alcuna risposta. Il giorno dopo, si recò nuovamente dai carabinieri riferendo che un suo parente le aveva detto, per averlo appreso dal cugino ferito, che anche il marito aveva partecipato al furto e che era deceduto a seguito della fucilata che lo aveva colpito.
Individuata la cella agganciata dal telefono della persona scomparsa, veniva intrapresa nella zona coperta dalla cella in San Severino di Centola un’ampia attività di ricerca, che però non sortiva alcun risultato. II 25 giugno, Valiante si recò in Procura insieme al suo difensore, l’avv. Antonello Natale, riferendo di avere sparato non uno, ma due colpi di fucile colpendo mortalmente uno dei soggetti che avevano perpetrato il furto.
Preso dal panico aveva immediatamente buttato via le cartucce e trasportato il cadavere in un luogo distante da quello ove si trovava il ferito. Nel corso della notte, poi, aveva caricato il cadavere a bordo della sua autovettura trasportandolo in località San Severino di Centola, ove lo aveva sotterrato. La Procura vallese, insieme ai carabinieri, effettuò un sopralluogo in detta località - alla presenza dell’indagato che aveva esploso i colpi di fucile - nel corso del quale la salma venne ritrovata e trasportata presso l’obitorio.